Abbiamo creato questo blog nell’intento di non disperdere notizie storiche e non solo della nostra città, Abbiategrasso.Partiamo dal presupposto che nell’immaginario comune tutto ciò che si trova su internet è libero e gratis, noi non abbiamo fini di lucro, ma la ricerca di testi,materiali e la loro elaborazione costano tempo che mettiamo a disposizione della comunità di nostra spontanea volonta, allo stesso tempo però ci è gradito che il nostro lavoro venga condiviso in maniera etica e con rispetto .In quest’ottica abbiamo provveduto a registrare testi e contenuti mediatici(fotografie)sul sito CC creative , quando condivedete un nostro testo ci è gradito che venga citata la fonte corretta tramite link che rimanda a questo blog, medesimo discorso per le fotografie, se le prelevate senza chiedercelo ci fate piangere .
Per cui chiedete e vi sarà dato -grazie Giovanna(Giò) Giunta,Mad Luiso.
Siamo circondati da simboli e logos di cui pochi conoscono l’origine pur essendo molto famosi.
La prima volta in cui lo vidi avevo
circa sette anni, era riprodotto su un giornale che arrivava in casa
tramite mio papà, me lo ricordo bene, perchè gli chiesi la pagina
per colorarlo e quell’anno a scuola avevo un astuccio in tartan rosso
e verde.
Lo reincontrai dopo otto anni, quando
iniziai a studiare grafica.
Apro una parentesi, quando ero giovane
studiare grafica, non significava aprire un pc ed usare uno dei molti
programmi disponibili, erano quintali di materiale ore di vera e
propria noia(molti mollavano perché la loro aspettativa era di
disegnare e invece no, si studiava anche altro, tra cui storia
dell’arte e storia della scrittura e della grafica, estetica e
progettazione.
Nel corso di estetica conobbi la sua
storia, la storia del simbolo della pace.
Nacque ufficialmente il 21 Marzo del
1958 dal designer Gerald Holtom, obbiettore di coscienza e pacifista
, disegnò il simbolo, anche se molti lo hanno definito logo
sbagliando, su commissione del CND , la campagna per il disarmo
nucleare, guidata dal filosofo e matematico Bertrand Russel.
Era un simbolo di protesta, ma
pacifica, all’inizio Holtom penso di usare una croce racchiusa in un
cerchio, ma in seguito rifletté che sotto l’egida della croce
cristiana sono state, nel corso dei secoli, benette armi che hanno
ucciso milioni di innocenti ed inoltre venne messo al corrente che la
chiesa non avrebbe visto di buon occhio uno dei suoi simboli più
importanti usato come forma di protesta .
Scelte quindi le segnalazioni
semaforiche della lettera N e della lettera D, Nuclear Disarmament.
Il
segnale semaforico della lettera “N”
Il
segnale semaforico della lettera “D”
I
due simboli semaforici sovrapposti
Il
simbolo della pace disegnato da Holtom
Holtom spiegò che il simbolo voleva
rappresentare un essere umano prostrato e impotente davanti alla
guerra.
“Ero in uno stato di disperazione.
Profonda disperazione. Ho disegnato me stesso: la rappresentazione di
un individuo disperato, con le palme delle mani allargate all’infuori
e verso il basso, alla maniera del contadino di Goya davanti al
plotone d’esecuzione. Ho dato al disegno la forma di una linea e ci
ho fatto un cerchio intorno”, dichiarò il disegnatore.
Una volta creato il simbolo, questo
fu rapidamente replicato con un tratto nero su distintivi bianchi
fatti di creta e venne distribuito dai membri del Cnd agli attivisti
e ai manifestanti contro l’utilizzo delle armi nucleari.
Il messaggio che veniva fatto
circolare era che in caso di scoppio di una guerra atomica, le spille
sarebbero state tra gli ultimi oggetti fatti dall’uomo.
La prima volta che il simbolo della
pace fece la sua apparizione fu nel corso della Marcia di
Aldermaston, anche detta Marcia di Pasqua, una grande manifestazione
anti-nucleare svoltasi in Gran Bretagna nel 1958, partita da
Trafalgar Square a Londra e terminata ad Aldermaston, città a 80
chilometri dalla capitale, dove venivano prodotte le armi nucleari
dell’esercito britannico.
L’universalità del simbolo si deve
anche alla volontà di non porre su di esso alcun vincolo di
riproduzione.
Fu importato negli Stati Uniti
dall’attivista Bayard Rustin, consigliere di Martin Luther King,
divenendo presto un’icona dei movimenti per i diritti civili e
contro la guerra del Vietnam.
La sua diffusione riguardò anche i
movimenti ambientalisti, quelli a difesa dei diritti delle donne o
degli omosessuali e nella lotta all’apartheid.
Nonostante alcuni gruppi dell’estrema
destra americana provarono a screditarlo sostenendo le presunte
origini sataniche o filo comuniste del marchio, il simbolo della pace
è rimasto nei decenni un icona per i pacifisti di tutto il mondo.
Venne coinvolto anche il mondo della
musica a partire da Woodstock, di cui ricorre il sessantesimo
anniversario, che però lo rese in un certo qual modo famoso in
negativo, molti iniziarono ad associare questo simbolo di pace alla
droga.
Poi venne anche John Lnnon con la
yoko che tentarono di strumentalizzarlo e renderlo commerciale in un
certo qual senso ,ma non ci riuscirono ed è stato un bene.
Ciò che nasce libero, libero deve
restare ed a disposizione di tutti.
Anche se negli anni ’80/’90 la moda
ne ha abusato facendogli perdere del tutto le sue origini .
Ho letto alcuni giovani “grafici” fermamente convinti che sia stato disegnato da Versace o da Moschino .
Il software per l’impaginazione è intuitivo, facile e divertente anche per chi non ha grandi conoscenze tecniche, vastissima la gamma di pattern, modelli e icone con cui arricchire il fotoquaderno. Vasta la gamma di carte con relative grammature e formati.
La resa di stampa è più che ottima ed il risultato è lavoro è molto professionale.
Nel nostro caso abbiamo scelto le fotografie della prima comunione di un nostro congiunto e siamo felici di dire che non solo abbiamo provato la copia free, ma ne abbimo ordinate altre da regalare ai nonni.
Cogliamo l’uovo al balzo, prima che cada a terra e si frantumi, riallacciandoci alla curiosità postata prima sulla pagina facebook. Perché l’uovo è un regalo di Pasqua? L’origine di donare un’uovo decorato nasce nel medioevo. Durante le funzioni religiose i feudatari donavano alle famiglie di servi e manovali uova decorate . Ma l’origine ha radici ben più profonde, nell’antica Persia all’arrivo della primavera era uso scambiarsi uova rudimentalmente decorate quale auspicio di prosperità, cosi come tra i Greci ed i Cinesi che consideravano l’inizio della primavera come una sorta di inizio del nuovo anno .
Ma l’uovo ha una simbologia profonda e radicata in altre culture oramai sparite, gli Egizi consideravano l’uovo il fulcro attorno a cui ruotavano i quattro elementi, aria, terra, acqua e fuoco ,in altre culture amcor più arcaiche, il cielo e la terra erano considerate due metà che si sarebbero congiunte in un uovo, l’uovo cosmico di cui scrisse Mircea è comune a quasi tutto il pianeta, dalla Polinesia all’Africa, dalle Americhe alla Russia ed è in Russia ed in Svezia che sono state ritrovate delle uova nelle tombe, segno di ritorno alla vita.
Cosi come nella tradizione cristiana l’uovo è la rappresentazione della rinascita di Cristo, così come nella bellissima pala di Pier della Francesca, conosciuta come Pala di Brera o Pala Montefeltro,essendo stata commissionata dal duca di Montefeltro,detto il Guercio, il quale sosteneva che avendo un solo occhio necessitava di circondarsi di cose belle il doppio, non sono certa che si fosse espresso in questi termini, ma sono sicuro che Urbino è un piccolo scrigno di “cose belle”
Nella Pala in questione, ritroviamo tantissima simbologia dove sacro e pagano si mischiano , lasciamo correre gli altri livelli e concentriamo su Cristo infante dormiente in grembo alla madre a rappresentare il suo destino di morte, ed al collo di nuovo un simbolo, il ciondolo di corallo rosso simbolo della passione del sangue attraverso cui l’uomo rinasce, ed appeso sopra il Cristo infante ,la Madonna e tutta l’accolita di santi ed il medesimo Duca di Montefeltro- in armi, ma in ginocchio in cui leggiamo il potere della spada sottomesso ad una più alta volontà(il Papa)- viene rappresentato un’uovo di struzzo appeso alla conchiglia.
Conchiglia che rappresenta Venere simbolo di belezza (come fece il Botticelli) ma in questo caso ci annuncia Maria come una nuova venere pura da cui nasce un uovo che è allo stesso tempo simbolo di vita precaria, cosi appeso e flutuante e poi di nuovo di rinascita.Concludiamo dicendo che nella tradizione cristiana l’uovo è sia Cristo che risorge ed in questo ci si rifà anche al mito di Dioniso che rinasce, sia l’uomo che attraverso la rinascita dall’uovo si purifica dai peccati .
Se avete letto fino a qui siete davvero curiosi oppure cercate di cogliermi in fallo e dacchè è passato da un bel po’ l’orario canonico della risurrezione ci sta che la memoria possa farmi cilecca, ma intendo annoiarvi solo per un paragrafo ancora parlandovi di uova sfarzose, fu il buon Edoardo I d’Inghilterra a commissionare uova in materiali preziosi come dono di Pasqua nell’alto medioevo. Tale usanza venne poi importata in Russia dove l’orafo di corte Carl Fabergè su commissione dello Zar Nicola realizzo, nel tardo ottocento ogni anno delle vere e proprie opere d’arte impareggiabili per sfarzo e finezza, nonché preziosità dei materiali, che ahimè non sono alla portata di tutti, ma non solo le preziose uova di Fabergè erano sfarzose e riccamente decorate, avevano al loro interno due doni: la riproduzione in scala della corona imperiale ed un pulcino d’oro.
Possiamo con tranquillità affermare che il regalo nell’uovo prese piede da lì ed è negli ultimi centocinquanta anni che le uova di cioccolato hanno preso a diffondersi diventando a tutti gli effetti il gradito dono per la pasqua sia per i piccoli che per i grandi .
Cari amici e gentili amiche che ci leggete, auguriamo di nuovo una felice Pasqua .
LA DATA – La data della Pasqua viene calcolata in base al calendario lunare e per questo varia a seconda degli anni. Per i cattolici cade sempre di domenica perché, secondo i Vangeli, Gesù Cristo è risorto il primo giorno dopo il sabato. In particolare, la Pasqua cade la prima domenica dopo il primo plenilunio di primavera: dato che la primavera inizia con l’equinozio, quindi il 21 marzo, la festa può cadere tra il 21 marzo e il 25 aprile, a seconda delle annate. La Pasqua ortodossa e quella delle chiese orientali è calcolata invece secondo il calendario giuliano e non secondo quello gregoriano usato dai cattolici, per cui le due date non coincidono quasi mai. La Pasqua ebraica celebra il passaggio del popolo di Israele dalla schiavitù dell’Egitto alla libertà della Terra Promessa: la parola ebraica Pesach significa infatti “passaggio”. tgcom24.mediaset.it
Il CONIGLIO- in realtà il tenero coniglietto di pelouches che fa capolino dalle vetrine accanto agli altri simboli pasquali è la trasposizione della lepre. La lepre è da sempre considerata già in epoca precristiana animale lunare e misterioso considerato magico . Questa peculiarità gli è attribuita poiché per sua natura è visibile nelle prime ore del giorno oppure verso il tramonto quindi vicini a quelle ore misteriose tra la luce ed il buio, la vita e la morte, le lepri inoltre nascondono molto bene le loro tane dove trascorrono i freddi mesi invernali per poi uscire in primavera. Ecco che allora in epoca cristiana viene considerata come simbolo di resurrezione ed associata a Cristo che sconfigge le tenebre della morte per tornare alla vita. L’arte nella sua infita meraviglia con il suo linguaggio spesso criptico attinge a man bassa nella simbologia, quindi se in quadro a soggetto religioso individuate una lepre sappiate che è un riferimento alla rinascita di Cristo.
Chi scrive spesso sulla pagina città magica, gli admin per esempio, va incontro alla frustrazione dei limiti di testo per post e si vede costretto a dividere gli articoli in varie parti.
Articoli che sono il frutto di lunghe ricerche in biblioteca o presso terzi e che vengono poi pazientemente cuciti per raccontare la storia della città e di chi l’ha fatta.
Vero è che si tratta di un raccontare senza grandi pretese accademiche, ma il bello è anche questo.
Il raccontare diventa un dialogare con gli amici in un salotto virtuale che nel tempo diventa anche reale.
Contestualmente un’utente può perdere un articolo o il filo di quelli pubblicati a puntate.
Ecco che allora i super admin intergalattici, dotati di poteri straordinari ( con grande dolore per il piccolo Mark) per evitare che tutto questo vada perduto “come lacrime nella pioggia” o finisca nel buco nero dell’indifferenza, hanno dato vita al blog di citta magica.
Qui verrano pubblicati gli articoli e potrete seguirli con più facilatà cliccando sul link che condivideremo, allo stesso tempo anche chi non ama i social, FB in particolare lo si ama, lo si odia ,lascia del tutto indifferenti oppure lo si usa, come nel nostro caso, per ciò che è; un contenitore in cui condividere, potrà scoprire la storia della nostra città.
A Giòvanna Giunta, dobbiamo la maggior parte del laborioso lavoro di spulciatura testi, ricerca argomenti, recupero di fotografie attinenti per creare un’ impiattamento perfetto a prova di critiche da parte di Cracco.
Io ho il piacere di curare( pigramente) la parte tecnica e scrivere di tanto in tanto .
A tutti gli effetti tranquilli che sulla pagina Facebook non cambierà nulla, anzi sarà più ricca di contenuti immediatamente fruibili. Ovvio le varie cazzate e trovate solo qui, continuate comunque a seguirci, è grazie al vostro interesse ed al vostro affetto se siamo stimolati a fare sempre meglio .
Auguri alla nostra pagina ed a tutti voi che ci seguite !
Sono tantissime le specialità regionali, legate ad antiche tradizioni, che vengono proposte sulle nostre tavole durante la Pasqua. Il dolce simbolo per eccellenza è la colomba, conosciutissima in tutta Italia, ma originaria del nostro territorio lombardo e precisamente di Milano. Creato nel secolo scorso, la colomba è un lievitato soffice e leggero, che assomiglia al panettone, con delle scorze di arancia candite, ricoperto di mandorle e glassa di zucchero. La colomba nasce negli anni 1930, quando l’azienda dolciaria Motta, rielaborò la ricetta del panettone per realizzare un dolce adatto alla Pasqua. Sia la colomba pasquale lombarda che i palummeddi siciliani, una variante del dolce milanese, sono inseriti dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali nella lista dei PAT, Prodotti Agroalimentari Tradizionali.
La forma tipica
risale alla tradizione cristiana: la colomba rappresenta lo Spirito Santo, la
speranza e la salvezza e in moltissime culture è il simbolo della pace e della prosperità.
Sebbene la paternità da parte dell’azienda Motta sia più che assodata, non è da escludersi che nei secoli siano stati preparati degli alimenti, non necessariamente dei dolci, ispirati alla colomba. A Pavia, nel VI sec, dopo l’assedio della città, al re longobardo Alboino sarebbe stato offerto un pane dolce a forma di colomba. Nel 600, San Colombano venne invitato ad un ricco banchetto, con i suoi monaci, alla corte della regina longobarda Teodolinda. I monaci rifiutarono le esagerate pietanze offerte e per evitare che la regina si offendesse, offrirono dei pani bianchi e candidi, dalle tipiche forme della colomba.
La Pastiera Napoletana
Altrettanto celebre è la pastiera: da sempre per le famiglie napoletane è il dolce beneaugurante delle festività pasquali. La pastiera è una torta di pasta frolla farcita con un impasto a base di ricotta, frutta candita, zucchero, uova e grano bollito nel latte. La pasta è croccante mentre il ripieno è morbido. Il colore è giallo oro molto intenso. Nella ricetta classica gli aromi utilizzati sono cannella, canditi, scorze d’arancia, vaniglia e acqua di fiori d’arancio. Le massaie partenopee la preparano di solito il giovedì santo, il venerdì santo o il sabato santo. Esiste una leggenda che narra di alcuni pescatori che, a causa dell’improvviso maltempo, erano rimasti in balia delle onde per un giorno e una notte. Una volta riusciti a rientrare a terra, a chi domandasse loro come avevano potuto resistere in mare così tanto tempo, risposero che avevano potuto mangiare la “Pasta di Ieri”, fatta con ricotta, uova, grano ed aromi. Per questo motivo la Pastiera iniziò ad essere simbolo di rinascita, oltre che per gli ingredienti, perché aveva dato una seconda vita a questi quattro pescatori. Fu inventata nel XVI secolo.
LA FUGASSA VENETA
Torniamo a Nord per scoprire la fugassa veneta, antico dolce pasquale lievitato, cotto nei forni a legna, la cui preparazione richiede davvero molta pazienza e padronanza delle fasi di lievitazione. Gli ingredienti della fugassa sono pochi e potrebbe sembrare un “semplice” pane dolce profumato al marsala, cedro e vaniglia; le sue origini in effetti raccontano di un dolce povero nato per celebrare la Pasqua arricchendo l’impasto del pane con zucchero, poco burro e uova. La sua bontà sta tutta nella leggerezza dell’impasto, possibile solo con una lenta lievitazione. La tradizione vuole anche che la “fugassa”, un tempo, venisse preparata in occasioni di fidanzamenti e donata alla famiglia della ragazza con dentro nascosto l’anello di fidanzamento.
PARDULAS SARDE
Voliamo in Sardegna per gustare le pardulas, conosciute anche come formaggelle o casadinas, piccoli cestini di pane croccante, a forma di stella, a base di semola, uova e strutto, ripieno di crema di ricotta aromatizzata allo zafferano e scorza di agrumi. Per la perfetta riuscita delle pardulas è necessario che la ricotta sia ben asciutta, in modo da non bagnare la sfoglia. Un poeta sardo, che si fa chiamare “Il Giardiniere”, spiega come il nome del dolce derivi da partula, ossia partoriente. A primo acchito potrà sembrare strano questo collegamento, ma in realtà il tutto è associato alla forma della pancia della donna in dolce attesa, simile alle Pardulas, con la morbida cupola che darà alla luce quel tripudio di sapori fragranti di zafferano, limone ed arancio che convivono alla perfezione con la ricotta o con il formaggio.
CUDDURA O ACEDDU CU
L’OVU SUCILIANE
La cuddura o aceddu
cu l’ova è un dolce di pasta frolla, che a Pasqua non può mai mancare sulla
tavola siciliana. La tradizione vuole che in questo dolce siano racchiusi ingredienti
di sostanza, proprio perché il giorno in cui Gesù risorge dalla morte é
sinonimo di gaudio dopo il periodo digiunale della Quaresima. È la famiglia che
sceglie la forma più simbolica che preferisce: campane, coniglietti, angeli,
uccelli…ma al centro viene applicato un uovo, precedentemente rassodato. Alla
fine viene decorato con i ciriminnacchi”,
gli zuccherini colorati, uniti a frutta candita e gocce di cioccolato.
La tradizione vuole
che questi biscotti vengano donarti alle persone care e conoscenti. Succede di
realizzare, per l’appunto, un biscotto con più uova quando la cuddura è
destinata a più di una persona o a qualcuno di molto speciale (es. per persone
anziane, per genitori, tra innamorati, etc…)
In
occasione della Giornata della Memoria, che ricorre il prossimo 27
gennaio, ci sembra doveroso ricordare un episodio accaduto in
Abbiategrasso durante la Seconda Guerra Mondiale. In data 22 marzo
2006, il nostro concittadino Mario Comincini ha accettato di rendere
la seguente testimonianza presso il Centro di Documentazione Ebraica
Contemporanea, con sede a Milano, su invito della dottoressa
Alessandra Chiappano: “Sono nipote di don Ambrogio Palestra (figlio
della sorella Genoveffa) e ricordo di aver spesso sentito lo zio
menzionare il seguente episodio, a cui egli non dava soverchia
importanza. Raccontava che gli erano state affidate 20 o 30 donne
ebree e che le aveva sistemate all’interno della comunità della
Pia Casa di Abbiategrasso (oggi Istituto Geriatrico C. Golgi). Questo
episodio è stato peraltro da lui raccontato anche in pubblico e
durante alcune conferenze e si trova ricordato anche nel suo libro:
‘Il contributo dei cattolici alla lotta di Liberazione
nell’Abbiatense’ (Cooperativa Culturale Shalom, 1975). Scrive don
Palestra: ‘Occorre ricordare che la Resistenza contro il
nazifascismo si affermò anche alla Pia Casa Incurabili, dove era
direttore il rag. Carlo Tagliabue, ufficiale combattente nella guerra
’15 – ’18, che aderì sinceramente e in buona fede al Fascismo
ma che essendo un ottimo cattolico, quando vide gli orribili delitti
del nazifascismo divenne un ribelle e sfidò la polizia con suo grave
rischio personale. Nella Pia Casa raccolse in un reparto femminile
una trentina o forse più di donne ebree, mimetizzate con la
mortificante e pur provvidenziale divisa degli ospiti della Pia Casa
e le custodì e le nutrì vigilando attentamente sulla loro
incolumità: solo lui, il cappellano don Filippo Carminati, un paio
di suore, il medico ed io stesso conoscevamo in rifugio delle donne
ebree alla Pia Casa e ogni tanto andavamo a trovarle per riferire
loro le notizie che venivano trasmesse dalle radio straniere,
infondendo così nel loro animi fiducia e speranza’. Purtroppo lo
zio non abbe mai a precisarmi da chi ebbe in consegna quelle donne
ebree né di che nazionalità fossero né quale sia stata la loro
storia dopo la guerra. L’episodio si trova riportato anche nel
volume: ‘Memoria di sacerdoti ribelli per amore’ di don G.
Barbareschi”. Ci auguriamo che Abbiategrasso prenda qualche
iniziativa per ricordare degnamente questo episodio di eroismo così
poco conosciuto. E.compiuto da nostri concittadini che non va
dimenticato. L’Eco
della cittò – 26 gennaio 2018.
MENEGHINO
,in
milanese Meneghin ,è un personaggio del teatro milanese, divenuto
poi maschera della commedia dell’arte. È uno dei simboli più famosi
della città di Milano, tant’è che viene spesso identificato con il
capoluogo lombardo. I milanesi sono anche conosciuti come “meneghini”
per tale motivo.
A
differenza delle altre maschere della commedia dell’arte ,nate da
caratterizzazioni ,che come abbiamo visto avevano origini assai
lontane , Meneghino è ,come direbbero gli intellettuali veri ,un
personaggio nato a tavolino o meglio un personaggio nato all’interno
di quattro commedie scritte da Carlo Maria Maggi ,ecco ora sapete
anche chi e lo scrittore cui è intitolata la via che si diparte da
via Pavia. Meneghino o meglio Meneghin è un servitore ,ammogliato
e con un buon carico di figlioli da mantenere è senza maschera e
senza trucco così da voler rappresentare la lealtà . La figura
di Meneghin prese ben presto piede e sostituì nei teatri e nella
commedia la figura di Beltrame da Gaggiano , contadino rozzo ed
impacciato incapace di cavarsi dai guai.
Nel
carnevale è accompagnato dalla moglie Cecca ovvio diminutivo di
Francesca di cui ci racconterà la nostra Giovanna
Giunta.